Discriminazione nella scuola

Il MIM chiede complicità alla comunità scolastica nella schedatura di alunne, alunni, studentesse e studenti palestinesi
23 gennaio 2026 - Comitato Pace e Disarmo

In data 8 gennaio 2026 l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su indicazione del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), ha emanato la nota Rilevazione alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26 con cui ha richiesto ai dirigenti scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né la motivazione né lo scopo di tale rilevazione.  

Di fronte alle prime preoccupate reazioni suscitate da tale richiesta, che sembrerebbe prefigurare una vera e propria “schedatura” di studenti e studentesse palestinesi, il Ministero ha risposto con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, secondo la quale la rilevazione sarebbe stata avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale “allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole […] per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di “assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi”.

L’attività, dunque, intenderebbe all’apparenza seguire, col medesimo taglio, le finalità già poste in essere dal governo precedente per l’accoglienza degli studenti ucraini.
Ma, al riguardo, balza all’occhio la profonda differenza fra i due casi.
Le istituzioni italiane sono schierate con il governo ucraino fin dall’inizio del conflitto con la Russia, e non v’è alcun dubbio circa la definizione di chi sia cittadino/a ucraino/a. Al contrario, come è noto, il governo italiano si è rifiutato di riconoscere lo stato di Palestina e, come hanno rilevato in primis studenti e studentesse palestinesi a Napoli, risulta impossibile decifrare i criteri in base ai quali il MIM definisca che uno studente o una studentessa siano palestinesi, e a quale “categoria” di palestinesi il MIM faccia riferimento.

Gli interrogativi sollecitati sono di molteplice natura: i figli giovani di seconda generazione (in possesso o meno della cittadinanza italiana) sono parte di questa “categoria”? E un/a allievo/a palestinese proveniente da Nazareth con passaporto israeliano cos’è?
Ancora più complicata la definizione di un/a ragazzo/a proveniente da Gerusalemme est, illegalmente annessa allo stato di Israele ma senza riconoscere alcun diritto di cittadinanza alla popolazione palestinese ivi residente. E via di seguito.
Anche se drammatico, l’unico criterio di identificazione di una comunità migrante, in assenza di una base giuridica che ne accerti la nazionalità, resta quello puramente etnico.
E non possiamo non pensare al fatto che un criterio puramente etnico-razziale fu quello in base al quale un certo numero di studenti e studentesse italiani/e furono identificati/e come ebrei/e a causa delle leggi razziali del 1938.
La scuola, per sua natura, rifiuta ogni tentativo di discriminazione, o anche di classificazione, delle studentesse e degli studenti sulla base di criteri etnici, religiosi, culturali, linguistici, politici e sociali.

Siamo consapevoli dell’inestimabile valore che, nella costruzione del bene comune, la dimensione multietnica e multiculturale rappresenti per allievi e insegnanti; clima che si nutre di curiosità, della progressiva elaborazione di un medium linguistico, dello scambio di informazioni e conoscenze, della costruzione di nuovi rapporti: tutto questo è per noi “integrazione”, non progettualità burocratizzate calate dall’alto, che presuppongano una schedatura stigmatizzante. Tra l’altro, parliamo di progettualità e interventi di cui non si fa alcuna menzione nella richiesta avanzata dal MIM mentre si avanza unicamente la necessità di “rilevazione” degli studenti e delle studentesse palestinesi, con motivazioni imprecisate.

Dunque, ribadiamo al MIM la necessità di fornire dettagli circa le motivazioni di tale richiesta e, inoltre, di precisare obiettivi, modalità, strumenti, tempi e finanziamenti con cui intende intervenire in favore delle studentesse e degli studenti palestinesi. Inoltre, chiediamo di definire i criteri di “rilevazione” e la base giuridica di cui il governo si avvale per definire chi sia palestinese e chi no.
Ribadiamo inoltre la nostra preoccupazione nei confronti di tale “rilevazione”, in quanto coerente col contesto repressivo che si sta costruendo in Italia dopo le grandi manifestazioni  dello scorso autunno contro il genocidio in atto a Gaza, in sostegno del popolo palestinese e della sua aspirazione al diritto all’autodeterminazione. Manifestazioni che hanno visto l’ampia partecipazione di studenti e studentesse, docenti, lavoratori e lavoratrici della scuola.
Invitiamo le/gli insegnanti a disobbedire all’imbarazzante richiesta del MIM, evitando di fornire qualsiasi dato che classifichi ed enumeri allievi/e palestinesi; e di unirsi alla richiesta di maggiori e più dettagliate informazioni.

Per tali motivi il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio - Campania si unisce a chi chiede una sollevazione morale generalizzata e invita ad un atto di pacifica disobbedienza civile da parte delle comunità scolastiche.

 

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