Obiezione Totale alla "Difesa Totale"
Una tavola rotonda sull’escalation bellica, sui suoi presupposti economici e politici, sulla risposta sociale e giovanile alla propaganda dei governi e di un’Europa che applica un doppio standard di valutazione e reazione agli scenari e ai crimini di guerra, ma, soprattutto, un incontro sul “che fare?”.
Sono stati più di cento i partecipanti all’intensa giornata di confronto propositivo svoltasi il 3 Ottobre all’Ex Asilo Filangieri e organizzata dalla Rete Antimilitarista per la pace, costituita da associazioni di diversa estrazione e pratica di lotta, responsabilmente orientate a creare un fronte unitario. Relatori esperti sono giunti da altre regioni; docenti universitari e attivisti hanno dato un contributo significativo in presenza o da remoto, lanciando campagne come “La conoscenza non marcia” (Osvaldo Costantini, antropologo e docente presso La Sapienza), una petizione ai sensi dell’art. 50 della Costituzione e dell’art 109 del Regolamento di Camera e Senato, che chiede interventi legislativi sull’obiezione di coscienza garantita a studenti e docenti, sull’interruzione di partenariati, accordi e protocolli con le filiere del settore militare e sull’istituzione di organi di controllo nei luoghi della formazione, per vigilare sulla deriva militarista, oppure fornendo preziose informazioni sull’erosione della libertà di ricerca da parte del complesso militare-industriale, che sempre più impone by design (programmaticamente e inderogabilmente), lo sviluppo di progetti con esiti applicativi dual use, cioè riferibili sia all’ambito civile che militare, in un contesto di definanziamento progressivo e, dunque, di ricatto indiretto (prof. Gennaro Avallone dell’Univ. di Salerno).
Sono stati affrontati con dovizia di dati e ricognizioni storiche cogenti temi: la banalizzazione dell’uso degli ordigni atomici nella propaganda nazionalista e suprematista del demagogo Trump; la mobilitazione recente contro gli esperimenti nucleari in Germania (Alfonso Navarra, Disarmisti esigenti); la situazione debitoria degli USA e i modelli di sviluppo insostenibili e bulimici che hanno condotto alla cronicizzazione della crisi capitalistica (A. De Lellis e R. Placido, Pax Christi e ATTAC); la torsione semantica interessata di alcuni termini adoperati dai politici tedeschi e le differenze tra il riarmo postulato negli anni ’30 e quello odierno (prof. Ciro Riccardo).
Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università, e la prof.ssa Serena Tusini, dello stesso movimento, hanno attinto ai documenti ministeriali con rigore filologico, per dimostrare alla platea l’onnipervasività della militarizzazione pianificata dal governo italiano, che, sulla scia dei documenti sul riarmo redatti dalle istituzioni europee, parla a più riprese di “cultura della difesa”, di “riarmo cognitivo” e di “difesa totale”, riferendosi ad una martellante opera di riconversione psicologica e morale che induca la popolazione tutta a normalizzare l’idea del conflitto necessario, a ritenere le spese militari “un investimento”, a interiorizzare il lessico di guerra e a considerare la vita civile come “interconnessa” con le azioni militari, ricondotte speciosamente alla sfera della sicurezza. Ad un intento simile non può che contrapporsi un’obiezione totale e collettiva, perché anche il servizio civile, in un simile clima, finisce col configurarsi come addestramento finalizzato all’acquisizione di una mentalità che giustifica e supporta lo sforzo bellico come opzione inevitabile.
PROPOSTE DI LEGGE E TESTIMONIANZE DI LOTTA
Per la costruzione di una difesa “altra” si sono espressi, invece, diversi movimenti (Rete Italiana pace si disarmo; Consulta nazionale per il servizio civile e Campagna “Sbilanciamoci!”), che hanno proposto un disegno di legge popolare per la difesa civile non armata e “nonviolenta”, già sottoscritto da 57.000 persone, in cui si chiede l’istituzione di un Dipartimento di tale difesa, dipendente dalla Presidenza del Consiglio.
Angelica Romano, dell’associazione “Un ponte per…” ha esposto i vantaggi procedenti dai “corpi civili di pace”, rimarcandone il valore simbolico e materiale, mentre Antonino Drago (Comunità Arca) e Ermes Ferraro (Movimento internazionale di riconciliazione), nel nome di un’obiezione “positiva”, da non confondere con la mera opposizione o il generico rifiuto, hanno espresso forti perplessità sul testo della legge, che parla di “complementarità” e non di autonomia operativa rispetto al servizio militare, il che rischia di offrire ai partiti che soffiano sui venti di guerra uno strumento di legittimazione dal basso.
Degli effetti della guerra e della necessità di estirparla dalla storia hanno parlato con viva partecipazione emotiva, Andrea Bellardinelli (Emergency), Ciro Cozzo, obiettore di coscienza nel 1971, che ha raccontato la sua dura ed emblematica esperienza giovanile, Vittorio De Asmundis, che ha ricostruito in tono commosso e fiero la storia del movimento antimilitarista napoletano, e Alex Zanotelli, che, citando Edgard Morin, ha parlato di “policrisi” ed ha invocato una resistenza attiva, invitando i presenti a considerare la dirompenza del messaggio in cui Papa Leone XIV ha esortato i fedeli a sconfessare i governi guerrafondai e a praticare la disobbedienza civile.
Il padre comboniano, impegnato nella difesa dei beni comuni e riconosciuta icona del pacifismo, ha poi espresso nuovamente il suo rammarico e il suo sdegno per la scelta della Regione Campania, presieduta da Roberto Fico, di contribuire all’apertura, a Pomigliano D’Arco, di uno stabilimento per la produzione di missili Mbda, proponendo una marcia cittadina di protesta.
Molto acceso e vivace il dibattito – moderato amabilmente da Valentina Ripa, ispanista e docente all’Univ. di Salerno – che ha visto il susseguirsi degli interventi degli studenti dell’Uds (Unione degli studenti) e di altri collettivi, del Tavolo napoletano “Uniti contro la guerra”, che ha fatto riferimento ai decreti sicurezza e al decreto “antisemitismo”, proposto per sdoganare una repressione preventiva incompatibile con le libertà di parola e critica costituzionalmente tutelate, e, infine, di esponenti del gruppo BDS, che hanno rimarcato l’efficacia delle campagne di boicottaggio dell’economia dei paesi genocidari.
L’incontro, terminato nel tardo pomeriggio, è stato prezioso per programmare le tappe della “guerra alla guerra” e per decostruire quelle retoriche identitarie che finora non hanno ingannato i giovani tedeschi né quelli francesi, i quali stanno platealmente dichiarando la loro indisponibilità a trasformarsi in “carne da cannone” del terzo millennio.
La Rete antimilitarista è pronta ad impegnarsi, con gli strumenti messi a punto, perché sia negata ogni forma di agibilità e di consenso alle politiche di guerra, consapevole che il pessimismo, come ha detto Miguel Benasayag, “è un lusso che non possiamo permetterci”.

